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Dailyart

LA RICETTA DEL MOTO PERPETUO

Antonella è naturopata.

Vede la natura come un’inesauribile fonte di apprendimento.
I suoi studi prima e la sua professione poi, l’hanno portata ad approfondire le proprietà delle piante, l’influenza del clima, del tempo meteorologico e delle emozioni del corpo. Oltre a sviluppare uno spiccato senso di osservazione verso il mondo e le persone.
Da questa prospettiva Antonella mi da la sua Ricetta del Moto Perpetuo:

Osserva l’albero.
Aspetta finché spuntano le gemme sui suoi rami.
Osserva le gemme.
Aspetta finché sbocciano e diventano fiori.
Osserva i fiori.
Aspetta finché appassiscono e i petali cadono a terra.
Osserva la terra.
Aspetta finché i petali caduti si mescolano alla terra e nutrono l’albero.
Osserva l’albero.
La vita di oggi, così frenetica, ci induce a dimenticare che la natura è autosufficiente, autorigenerante, in continua, incessante, trasformazione. Noi tutti, in quanto parte di essa, lo siamo altrettanto.
Riciclare non è certo un’invenzione di oggi. Semmai è una presa di coscienza, che attinge dai cicli sicuri di Madre Natura la sua ispirazione.
Guarda un albero d’inverno, sembra inerte, morto. Ma dentro ha una nuova vita che pulsa, sta solo aspettando il momento giusto per esprimerla. Riciclare è l’opportunità di avere un’altra possibilità.
E ora che hai in mano la Ricetta del Moto Perpetuo ti voglio parlare di alcuni dei 38 importantissimi Fiori di Bach.
Sono 38 fiori per 38 tipi di emozioni qui ce ne sono 4 accompagnati da Perpetua la matita:
MIMOLO GIALLO, OLIVO, SENAPE, FAGGIO,

MIMOLO GIALLO: Mimulus (fiore °20)
Fiore che fa da scudo quando la paura fa…novanta. Utile a chi ha paura della paura e vive scappando perché non ha più il coraggio e tutto diventa difficile da affrontare (…)

olive

OLIVO: Olive (fiore di Bach n°23)
Fiore che mette l’energia quando la si è finita. Utile in tutte le situazioni in cui si presenta molta stanchezza fisica e mentale, dove la frase tipica è ‘non ce la faccio più’ (…)

SENAPE: Mustard flower (fiore di Bach n°21)
Fiore che come il vento spazza via le nuvole nere della maliconia. Utile a chi ha smarrito la gioia di vivere e si sente triste (…)

FAGGIO: Beech (fiore di Bach n°3)
Fiore del ‘mi piace come sei, ti accetto’.
Utile a chi ha sempre il dito indice del giudizio puntato. A colui che non ha più sentimenti ,ma solo risentimenti. Riporta alla pazienza e tolleranza: l’Uomo non è il suo difetto (…)

UNA PAROLA È UN SEME

Michele scrive componimenti in versi per la musica
e ha una passione per i tatuaggi.

Ha una personalissima idea di riciclo e riuso. Per Michele riciclare è innanzi tutto una forma mentis, una disciplina che abbraccia anima e corpo. Rinnovare la pelle dipingendola con i tatuaggi è la sua espressione più evidente, ma c’è una forma più sottile di riciclo che mi racconta usando una metafora.

Immaginiamo che una parola sia un seme.
A seconda del terreno dove si posa, del periodo dell’anno, del vento o dell’assenza di vento, del freddo o del caldo, quel seme porterà un fiore, un frutto o cadrà invano, si disperderà.
Quando usiamo le parole seminiamo.
E siamo a nostra volta terreno fertile o terreno arido.
Amo posare le parole in un terreno lontano da quello che gli ha affidato il vocabolario o l’uso comune della lingua. Questo genera nuove immagini, nuove prospettive, nuove idee.
Chi ricicla, qualsiasi sia il suo modo, apre una finestra e fa entrare aria nuova e fresca.
Chi ricicla, semina.
Astronave, Cerchi, Nuotare, Asciuga. Sono le ultime parole che ho riciclato in collaborazione con Perpetua la matita.

LEAVE YOUR MARK
PERPETUA VOLA IN NORVEGIA

Stamsund è un piccolo villaggio di pescatori sull’arcipelago di Lofoten a nord della Norvegia. Per la sua posizione geografica, in prossimità della stagione estiva, non cala mai la notte e si può ammirare il fenomeno astronomico denominato sole di mezzanotte.
Laggiù la Natura è potente e governa gli stati d’animo.

Nonostante le sue piccole dimensioni e la sua dislocazione, Stamsund ospita un festival del teatro e dell’arte performativa tra i più prestigiosi lo StamsundTeaterFestival.

Sono invitata a partecipare al festival con un progetto rivolto alle scuole e ai bambini ospiti di un centro per rifugiati presente sul territorio.
A causa della densità demografica molto ridotta e delle distanze aperte, l’obbiettivo del progetto è di creare occasioni di incontro e scambio.
Per questo il lavoro si conclude con una mostra collettiva ospitata in una galleria nel cuore di Stamsund e si intitola LEAVE YOUR MARK.

Qualche tempo prima di partire raccontavo a Susanna Martucci questa nuova prospettiva che mi attendeva: lavorare con bambini provenienti dai paesi coinvolti nei conflitti di cui sentiamo parlare tutti i giorni, che hanno intrapreso viaggi estenuanti, avventurosi, pericolosi, che parlano solo la loro lingua madre ( afgano, arabo, iraniano ) e ancora lavorare con bambini europei, ma di un’ Europa così a nord da toccare il Polo…Insomma, ero entusiasta e curiosa.
Susanna, con la carica visionaria che la contraddistingue ha lanciato una nuova sfida: ‘voglio che Perpetua venga con te, voglio che questi bambini abbiano una Perpetua in dono, e voglio che sia una Perpetua personalizzata con il tuo progetto’. La Perpetua LEAVE YOUR MARK.
Confesso di non aver capito immediatamente.
Allora Susanna mi ha spiegato: ‘Ci sono tanti modi di affrontare un nuovo mercato, Perpetua non è ancora presente in Scandinavia e io ci voglio entrare per la porta dell’arte. Tanto lo sai com’è la Perpy, (cito testualmente) lei va da sola.’

Ho disegnato un layout per la personalizzazione di questa nuova Perpetua. Ho scelto come immagine un disegno realizzato da Luca, un ragazzo con disabilità che ha partecipato alla prima edizione di questo stesso progetto più di dieci anni fa. Un modo metaforico di dire grazie a tutta quell’umanità che ho incontrato negli anni e che hanno fatto vivere la mia arte. Lo staff di Alisea ha fatto il resto, confezionando una graffiante edizione in cui il segno stampato su carta e grafite mantiene intatto il gesto pittorico.
Un piccolo segno è presente sul corpo della matita, quando la si sfila dal cartoncino, si ha l’impressione che porti con sé una traccia, un segno, per l’appunto.
Bene, siamo pronte a partire.

Ecco a voi un reportage per immagini di una settimana di sola luce. In tutti i sensi.

Il cielo notturno si specchia sul mare limpido, le casette di legno a impatto zero sono calde e accoglienti, Perpetua è parte di questo meraviglioso movimento globale per la salvaguardia dell’ambiente. Benvenuti a Stamsund!

Woooow!

La consegna di Perpetua ai bambini del campo per rifugiati: i bimbi non credevano che fosse un regalo per loro. Ho dovuto ripeterlo più volte, e se consideriamo i passaggi di lingua: da inglese a norvegese, ad afgano…bhè è stato quasi un momento epico!
Qui vedete Perpetua tra le loro mani, mentre i loro volti sono coperti a tutela della privacy dei minori. Ma potete ben immaginare la gioia…

Le ragazze stanno traducendo il titolo della mostra LEAVE YOUR MARK nella loro lingua madre, afgano, arabo, iraniano. La discussione si accende su dettagli linguistici misteriosi che le appassionano molto. Mostrano fiere la loro Perpetua e poi si lanciano in balletti multietnici.

I bambini norvegesi della scuola Montessori di Stamsund, con la matrice che hanno appena costruito e con la loro Perpetua in un tripudio di risate nordiche.

I segni di cui si compone LEAVE YOUR MARK sono tre: verticale, orizzontale e curvo.

Sui muri della galleria sono esposti tutti i passaggi del progetto, dal primo incerto segno a matita allo stampo acrilico forte e chiaro.

Con questi segni i bambini hanno costruito una matrice.

 E poi stampato in libertà. Ecco come i segni dei bambini e il segno sul cartoncino di Perpetua si combinano perfettamente. Lo stile italiano fa la sua parte.

Allestimento della mostra, ogni parete è dedicata a un gruppo diverso di bambini e/o ragazzi

 In questa parete c’è anche Perpetua.

Ecco la sorpresa finale, un workshop di ARTE POSTALE per i visitatori della mostra: con ogni disegno (sono centinaia) è possibile costruire una lettera o cartolina da spedire in terre vicine e lontane.

Il sole di mezzanotte albeggia dietro le montagne, Perpetua adagiata sugli scogli lascia il suo segno nel rispetto del nostro prezioso Pianeta.
Arrivederci StamsundTeaterFestival Grazie per l’accoglienza e l’amicizia che abbiamo intrecciato. Tusen Takk!

Scrivi a reportage@perpetua.it e proponi la tua storia con Perpetua, la tua idea di riuso, riciclo, economia sostenibile, creatività, innovazione… Anna ti risponderà per costruire insieme a te un nuovo Reportage da pubblicare.

Missione compiuta!

UN’ALTRA CHANCE

Silvia è un’illustratrice, disegna libri, riviste e inventa giochi.

Cura la sezione didattica del Centro per l’Arte Contemporanea di Mestre, vicino a Venezia. Parlare di matite con lei è una cosa seria e tecnica, poiché la matita è per eccellenza lo strumento del suo mestiere.

Per me Perpetua è come un ready made dal sapore dadaista!
Polvere morta trasformata per un nuovo uso che, a parte lo smaltimento della grafite inerte, è anche ottima come fermacapelli (ride).
Adoro l’idea che venga da un prodotto preesistente, che sia riciclata e come tale immortale.
Trovo seriamente necessario, infatti, in questo periodo storico l’approccio di Alisea. Cosa ne facciamo di tutti questi rifiuti? Ne saremo sommersi! Invece dar loro un’altra occasione, è molto interessante oltre che giusto.
Tutti noi vorremmo un’altra chance, no?
Sapere che qualcuno può darti un’altra possibilità è rassicurante, sempre.
Ora mi diverto un po’ a far colloquiare Perpetua con alcuni animali del mio zoo fantastico...(freschi di stampa per la rivista Gbaby Periodici San Paolo) perché un’altra cosa da non sottovalutare è che Perpetua comunica facilmente con tutti, grandi e piccoli, in quanto madre e artista so quanto sia determinante educare ai temi importanti fin dai primi anni.

PER SEMPRE

Valentina è italiana, ho appuntamento presso la sua agenzia di viaggi per discutere un progetto di arte e creatività applicata al viaggio.

Prima di iniziare mi chiede di Perpetua. Voglio sapere tutto! Esclama. Ho visto nei social il progetto day-by-day e sono curiosa.
Le offro una Perpetua e racconto la sua storia. Valentina commenta così:

Perpetua…ummm, che nome.
Significa per sempre.
Oggi si pronuncia questa frase con cautela, fa quasi paura.
Invece nel caso di questa matita l’accento è l’opposto, è molto positivo. Dalla polvere inerte, a una nuova vita scrivente.
Questo mi piace, perchè ho un carattere che tende a sorridere: amo la vita, amo viaggiare, amo scoprire.
Amo soprattutto il mio paese che ho viaggiato in lungo e in largo.
Sono fiera di essere italiana!
Credo che gli oggetti abbiano un’anima. Perpetua ha più che un’anima, ha una vita tutta sua! La vedo inserita in accattivanti contesti day-by-day, frequenta gli ambienti della cultura, ha amici artisti, musicisti, e anche lei, infondo, è un po’ come un’opera d’arte.
Se la guardo dunque non vedo un oggetto, vedo un progetto. Vedo un processo di rinascita, di rinnovamento, di aggregazione che non è solo un brevetto produttivo ma ha a che fare con le persone.
Siamo qui a parlare di progetti e italico orgoglio a causa di una semplice matita…
Anna, non è meraviglioso?

QUANDO ARRIVA L’INTUIZIONE
PERPETUA CHE SUONA e PERPETUA PREZIOSA

Paolo Valentini è un chitarrista ed etnomusicologo.

Ci conosciamo da molti anni e sapendo della sua spiccata capacità inventiva gli ho lanciato una sfida: riesci a far suonare Perpetua la matita?
Paolo non solo ha raccolto la sfida ma ha rilanciato con il fratello Mauro, artigiano orafo e liutaio per passione, chiedendogli di realizzare una Perpetua gioiello.
Ecco il racconto di questa sfida divenuta realtà!

Paolo, Com’è stato immaginare uno strumento musicale abbinato a Perpetua?

È stato un lungo lavoro di progettazione e molti esperimenti falliti.
L’intuizione dello scacciapensieri è venuta di notte.
Come sempre, quando meno te lo aspetti.

Perché alla fine hai scelto lo scacciapensieri?

Per tre ragioni: è uno strumento che amo molto, lo suono fin dall’infanzia, molto prima di intraprendere la professione di musicista. In secondo luogo, questo strumento fa parte della famiglia degli idiofoni ovvero il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l’ausilio di corde, membrane o flussi d’aria. Anche la matita è un idiofono in fondo, in questo ho trovato un’affinità interessante, quasi poetica.
Infine lo scacciapensieri permette una doppia visione dell’oggetto: Perpetua assume l’aspetto di un pennino, il che a dire il vero è stata la rivelazione finale.
Il processo creativo ti sorprende sempre, parti da A per andare a B, e invece la strada non è mai così lineare. Riserva sorprese, delusioni, soddisfazioni. In questo progetto è stato proprio così.
Lo scacciapensieri è presente, in forme e con nomi diversi, in moltissime culture del mondo popolare, viene usato nei rituali sciamanici per raggiungere uno stato di trance ipnotico prodotto da un effetto fisico di “risonanza” sul cervello, uno stato di rilassamento mentale simile al pre-sonno . Da qui il nome di “scacciapensieri”.
Quello scelto per Perpetua si chiama Dan Moi ed è di origine Vietnamita.

Mauro, com’è stata la lavorazione di Perpetua e lo scacciapensieri?

Era essenziale trovare uno scacciapensieri di un metallo armonico, poiché andava fatta necessariamente una tempratura.
La lavorazione ha comportato un’incisione nel corpo della matita e l’inserimento di una porzione dello strumento. In questo modo Perpetua fa da cassa armonica, essendo la grafite un materiale che ha un’ottima conducibilità sonora.
Poi ho saldato il tutto con un perno in argento decorato con la P di Perpetua.

Com’è arrivata l’intuizione di Perpetua gioiello?

In generale le idee migliori mi vengono passeggiando lungo il fiume o sotto la doccia. Ho l’abitudine di osservare, ascoltare e prendere il tempo per concentrarmi.
Ho osservato a lungo la forma di Perpetua. Ho pensato che la matita con il suo segno permette un flusso di parole e disegni. Ho immaginato di descrivere questo flusso con l’acqua.
Da qui lo zampillo iniziale in argento che fuoriesce dalla sommità dell’oggetto, come a dire che un’idea di per se stessa, viene dal niente e poi fluisce. Allo stesso modo il flusso argentato si riversa sul corpo di Perpetua.
Ho scelto di impreziosirla con un opale, una pietra che contiene dell’acqua. È una pietra che bisogna immergere periodicamente in acqua altrimenti opacizza.
I minatori australiani, quando attraversavano il deserto con le loro merci, tenevano gli opali in bocca perché fossero sempre umidi.
L’opale su Perpetua è il mio omaggio all’acqua, a questo bene indispensabile e preziosissimo.
Si coniuga perfettamente con un oggetto amico dell’ambiente come Perpetua. Preziosa perché fatta di grafite, materiale nobile con cui, non dimentichiamolo, venivano realizzati i primi vinili, e preziosa perché non impatta l’ambiente. Proprio come Perpetua.

L’ARTE DI IMPUGNARE UNA MATITA

Luc è fiammingo, è un insegnante di Inglese.

Ha confidenza con gessi, lavagne, penne, fogli e computer. Ma non parlategli di matite.
Seduti al caffè dell’Università, per la curiosità propria dei bravi insegnanti, si interessa a Perpetua, della quale ha sentito vagamente parlare e poi prima della lezione racconta perché non va d’accordo con la categoria.

Mio fratello è molto bravo a disegnare e anche mio padre.
Se ci penso, non riesco a ricordare una sola busta senza un disegno di mio padre, solo per rendere il biglietto più personale.
Io invece non ho nessuna abilità nel disegno, mi ha sempre imbarazzato perché non mi riesce naturale.
Per me la matita è piuttosto qualcosa di funzionale, c’è sempre una matita sulla mia scrivania o nella mia macchina. Perché una matita funziona sempre, non come una penna che soffre gli sbalzi di temperatura o si secca se non la usi.
Con una matita puoi cancellare, è decisamente una bella invenzione…ma, ma….insomma non ho un particolare feeling con la matita perché non la so tenere bene, come si fa a impugnare una matita?
Nessuno te lo insegna!
Il lato piatto di Perpetua, che è un dato assai particolare, mi aiuta nell’impresa. Potrei anche provare, anzi, provo.

LA PARITA’

Alessandra è italiana, è presidente di un’organizzazione internazionale di turismo.

È seduta accanto a me in un treno verso Ypres. Sfoglia la sua presentazione per una conferenza, parlerà di leadership. Vuole sottolineare e cerca una penna o matita nella borsa. Le offro Perpetua, la osserva in silenzio. Poi comincia a raccontare una storia, giocando con Perpetua.

La parità è il riconoscimento reciproco.
Si manifesta con le persone affini, quelle che riconosci come tue pari. E quando le incontri, senti di ri-conoscerle. Questa sensazione affiora come se vi fosse un’impronta preesistente. Così come fa una matita quando, ricalcando su un foglio bianco, restituisce qualcosa di ciò che vi era inciso.
Mi vengono in mente certi film polizieschi, in particolare quelle scene in cui l’investigatore rinviene un indizio lasciato scritto su un foglio, un numero di telefono o un appunto. All’apparenza sul foglio non c’è nulla di scritto, ma ricalcandoci sopra con una matita, affiora una traccia incisa sulla carta. La matita diventa uno strumento magico capace di rivelare alla vista, alla memoria, al tatto informazioni credute perse.
Talvolta si incontrano persone che ti sembra di conoscere, anche se razionalmente sai che sono degli sconosciuti. Magari ti stringono la mano o c'e' un contatto casuale, come un lieve tocco sul braccio ... quasi una carezza.
Mi piacerebbe poter passare una matita su quel lembo di pelle per riportare alla luce quell'impronta.
E mi chiedo: che forma ha una carezza?

L’OPPORTUNITA DI CREARE

creare qualcosa che prima non c’era

AnneMartine è di origini olandesi, cresciuta in Lussemburgo e lavora per una banca.

È’ appassionata di fotografia e ama viaggiare. Un pomeriggio prendiamo un tè insieme, comincia a scarabocchiare con Perpetua. La guarda come se fosse un oggetto nuovo e sconosciuto, di fatto è molto stupita di poterla lanciare senza che si rompa. Dice poi che le serve un po’ per riconnettersi con una matita poiché ormai è qualcosa che non usa più. A un certo punto dice che le assomiglia proprio (AnneMartine è una ragazza alta). Dopo qualche minuto di silenzio aggiunge: ‘no I am not like her, I think I am not so hard inside…’ E sorride.

La matita è un bell’oggetto, lo puoi usare per molto tempo. E nel frattempo, nel rapporto a tu-per-tu puoi davvero ritrovare te stesso.
Con una matita puoi creare qualcosa che prima non c’era, un racconto, una poesia, un disegno, solo tu e lei. In effetti, io e lei, come fossimo un team, possiamo dar vita a qualcosa di nuovo.
Ma questo è vero sempre. Non ci avevo mai pensato!

LASCIARE IL SEGNO

Darcy è un’artista visiva americana.

Dipinge con i pastelli opere figurative che cura fin nel dettaglio.
Quando le ho proposto Perpetua, dopo una cena, ha preso in mano la matita senza esitazioni e con l’entusiasmo di un bambino ha girato la tovaglia di carta e ha iniziato a scrivere, disegnare, scarabocchiare dicendo ‘a feel like a child!’.
Poi si è interrotta e ha detto ‘Pencil is a power, the power of words, the power of visual, the power of creativity, and now, thanks to our conversation even the power of talking’.

Lasciare il segno può voler dire: fare un segno su un foglio, oppure lasciare una traccia di sé, influenzando l’ambiente in cui lavori o vivi.
Questo di per sé sembra facile, ma non lo è affatto.
Prendi per esempio un piccolo segno insignificante sul foglio…se ne aggiungi un altro vicino e poi un altro e un altro ancora, ottieni un tracciato.
Lo stesso accade nella vita, i piccoli gesti, anche quelli a cui non dai peso, finiscono col costruire un percorso.
Poiché sei tu che disegni, puoi cambiarlo, se vuoi. E puoi cambiare anche il percorso di altri.
Mi piace molto l’idea di avere un impatto e lasciare traccia di me.